stronza

immagine di copertina: francesca palmieri
  • stronza

    avrei voluto dirti
    mia cara che ti adoro
    mia gioia, mio tesoro
    e invece no... perché sei stronza!

    e anche sussurrarti
    guardandoti negli occhii
    “bambina tu mi tocchi”
    ma non si può... con una stronza!

    e pensavo vorrei
    giurarti anche che sei
    quasi tutto per me
    ma no... perché? eh, se sei stronza...!

    che non hai sussultato
    quando ti ho confidato
    “ciò che provo per te
    ahimè, forse è una cosa seria”
    che grossa cattiveria

    e come avrei voluto
    poterti rivelare
    con tutto il mio ardore
    “sì, voglio farti mia”

    più facile che a dirsi
    mia cara vieni via
    è tempo di partirsi
    da qui, da' qui
    dammi la mano
    e ce ne andremo via lontano

    o magari si sta qua
    pss pss... che stronza!

    e al fine settimana
    dai, ti porto sulla luna
    nella vasta immensità
    godere scampoli di eternità
    sai che bello noi nel blu
    vederci la partita di lassù

    ah stronza, stronza sì
    bla bla bla bla
    coi tuoi discorsi lasciati a metà
    e quelle mosche sempre che ronzavano
    che le orecchie ancora fischiavano
    nell’ ebbrezza del sogno di volare
    non ti squagliare e non ti sgocciolare
    e dannazione non te la menare

    certo che... oh, quanto sei stronza!
    diciamolo... che sei una stronza!

    va' va' va' va' va' va' va'
    e va' va' va' va' va' va' va' va'
    e va' va' va' va' va' va' va'
    e va' va' va' va' va' va' va' va'
    e vaaa’

    e va' che ti dicevo
    io e te siamo scintille
    ma ero un imbecille
    e tu si sa... tu una stronza!

    e dopo aggiungevo
    con te io tocco il cielo
    va bè, stendiamo un velo
    eh sì, eh già… però che stronza!

    se penso a ogni progetto
    lasciato nel cassetto
    che ancora giace lì
    figurati... davvero stronza!

    che avrei gridato al vento
    tutto il mio sentimento
    posto alla tua mercè
    eh bè, perché ti amo io
    sì io e non “anch' io”

    e intanto ti dicevo
    cingendoti in amplesso
    va bene e sia sesso
    ah dolce disincanto

    ma cara vieni piano
    e tu che urlavi tanto
    clamore sovraumano
    oh sì, così
    ah che casino
    ci avrà sentito anche il vicino

    questa sì che è intimità
    sempre più stronza!

    e al al fine settimana
    si va sempre sulla luna
    e lì senza gravità
    potrai straziarmi di urla a sazietà
    tra le stelle a tu per tu
    dove nessuno ci sentirà più

    ah stronza, stronza sì
    e come no?
    piccole gioie intraviste all’ oblò
    della mia ...ehm ehm... la nostra felicità
    arrendendomi alla complicità
    di una debole anima che cede
    ma per fortuna dopo si ravvede
    mia cara e mi ci... ti ci... si ci vede

    ti lascio lì... giacché sei stronza!
    no torna qui... che, fai la stronza?

    va' va' va' va' va' va' va'
    e va' va' va' va' va' va' va' va'
    e va' va' va' va' va' va' va'
    e va' va' va' va' va' va' va' va'
    e vaaa’

    va' vaa' ...
    vaa'
    oh, ma tu vai davvero?
    che cosa fai? hei, dove vai?
    dai, vieni qui... non fare così
    ..... amore mio!!!
    capirai bene che se ti insulto
    chi più ne soffre… chi è sbagliato...
    insomma, sì... forse... lo…
    lo…? lo…? come si dice?
    non mi viene la parola
    aiutatemi a dire
    pfff...

    [...lo stronzo!]

    ah, ecco... lo stronzo, sì...
    ...sono io

    ma dove vai? rimani qua
    scherzavo sai? che crudeltà
    lasciarmi senza una parola
    con il cuore strozzato in gola
    no, non andare non mi lasciare
    anche perché...
    dove la trovo un’ altra
    ...stronza come te

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include le 7 tracce in formato MP3 o WAV, il libretto in PDF e il video di “stronza”

include libretto 15,8 x 15,8 in cartone e il cd audio

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introduzione

    Al contrario di quanto possa sembrare dal titolo, il brano vuole essere una parodia e una critica di un certo atteggiamento maschile all’interno dei rapporti di coppia. Se lo si ascolta fino in fondo ci si rende conto infatti che l’oggetto della critica non è la ragazza (la stronza del titolo) bensì proprio lui, l’io lirico/narrante: tipico piacione egocentrico che si pone verso la propria compagna quasi come fosse un dio sceso in terra e alla quale dà poi ogni colpa per tutte le cose che non vanno nel rapporto. Lui che quando fa un complimento lo fa solo a metà (“e pensavo vorrei | giurarti anche che sei | quasi tutto per me”; “ciò che provo per te | ahimè, forse è una cosa seria”), che quando ha qualche slancio di generosità o romanticismo poi si pente (“e ce ne andremo via lontano | o magari si sta qua”) o ancora lo fa per mascherare qualche suo desiderio egoistico (tipo portarla sulla luna per poi scoprire che, con immagine surreale, voleva soltanto guardare la partita di calcio da una posizione ottimizzata!!!). E quando lei alla fine, scacciata, va via davvero, lui a quel punto si sente perso perché appunto gli viene meno la figura da tiranneggiare e sulla quale esercitare il proprio potere per sentirsi forte. Per cui la implora di tornare indietro, si dispera e allo stesso tempo si rivolge a lei con un tono pur sempre venato di disprezzo. E in qualche modo cerca di farla sentire in colpa. Quindi sotto sotto continua a fare lo stronzo fino in fondo. Il tutto per essere subito nuovamente pronto a maltrattarla e riprendere il suo ruolo usuale non appena lei accenna a tornare da lui, recidivo e destinato a non redimersi.
    Mi è stato detto (a me ignorante rispetto a ciò che concerne l’universo della malattia) che tale atteggiamento è riconducibile a quello che in linguaggio medico-psicoanalitico viene definito narcisismo patologico. Ma io non amo l’uso di queste terminologie, per cui continuerò a identificarlo semplicemente come … stronzo! Appunto.
    Cantare questo pezzo per me è molto faticoso, perché è tecnicamente difficile da interpretare (sia vocalmente, per tutto il lavoro che comporta a livello di qualità vocali e sia per i molti cambii di tonalità, oltre che di tempo) e richiede una certa carica (eseguito fiacco non rende): implica di calarsi nel ruolo del cinico… è un equivalente del principio del teatro della crudeltà di Antonin Artaud trasportato alla canzone. Mi devo immergere in un personaggio scomodo, antipatico, cattivo, che non mi appartiene… e assumerne su di me la negatività, per esorcizzarla…
    È come fosse una catarsi continua. Ci sono parti che faccio pure malvolentieri… E forse il trucco è che ci si deve divertire a farle, per liberarsene; dato che questi elementi sono anche potenziali rischii della nostra personalità, se non della società. Sì, probabilmente è proprio questo il trucco: la catarsi.
    (apo)

     

guida all´ascolto

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