iridescenze

immagine di copertina: francesca palmieri e serena mongelli
  • iridescenze

    sottrarre il viso allo sguardo del mondo
    nell' abbandono di una fertile quiete
    e con la mano che oziosa indugia
    a spazzolare le idee più acerbe
    accarezzare i pensieri nell' ombra

    vestire gli occhii con un velo iridato
    tra mura amiche che invitano al sogno
    e poi nel buio incontrare i tuoi occhii
    come due fari che abbagliano i sensi
    puntati dritti sulla mia esistenza

    due visioni che convergono in una
    oasi perfetta dove è bello sostare
    a pascolare in giardini di umori
    e contemplare radiose scalee
    cullare dolce la malinconia

    ◊ ◊ ◊ ◊ ◊

    semi che cadono sul filo del cuore
    fuori dal segno di ipotetici solchi
    e poi crescono in frutti succosi
    sfamano l' estro all' immaginazione
    sfumano il cielo a un fantastico oblio

    ho aperto gli occhii ed era un giorno di pioggia
    di quella lieve che ti lava ogni cura
    poi oltre il vetro ho incontrato i tuoi occhii
    che nelle gocce ridevano accesi
    sotto il cappello danzavano intensi

    scaraventato nella gioia divisa
    accordi vino e petali a colazione
    e dopo pane e gomitoli incerti
    e mi riavvito se mi volti il capo
    ma io più lieto se dici “proviamo”

    ◊ ◊ ◊ ◊ ◊

    ho reso grazie a chi mi ha dato da bere
    ho declinato a chi mi offriva lavoro
    e brucio fiori nelle stanze incantate
    a rinfrescare le idee ricorrenti
    rimescolare i pensieri più densi

    e fisso gli occhii sulle forme indecise
    tra mura amiche che si schiudono al sogno
    e la paura di incontrare i tuoi occhii
    troppo severi a voler giudicare
    o indifferenti al mio divenire

    e accantono in un angolo i versi
    come un impasto messo lì a lievitare
    poi la tua voce come una scoperta
    e anche la mia in antifona sciolta
    un controcanto che è un canto a sua volta

    ◊ ◊ ◊ ◊ ◊

    e io ancora qui che interrogo i versi
    di un oracolo ambiguo e cangiante
    ma i tuoi occhii sono sempre i tuoi occhii
    come due coppe riversano amore
    e io sì, li saprò ricambiare

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include le 7 tracce in formato MP3 o WAV, il libretto in PDF e il video di “stronza”

include libretto 15,8 x 15,8 in cartone e il cd audio

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introduzione

    La poesia: un suono in cerca di un senso. Questa suggestione che mi rimane dai miei studii di letteratura è forse la chiave di lettura più significativa per comprendere questo brano: l’unico del disco in cui nasce prima la musica, ma in cui paradossalmente è proprio la poesia a farla da padrona, forse perché i versi non sono nati in modo ordinario, secondo esigenze cosiddette “logogeniche”, bensì seguendo logiche decisamente più irrazionali.
    Ho dato vita con la penna alle immagini che mi venivano suggerite dalla musica, dal ritmo del verso e dalla melodia. In qualche modo mi sono fatto guidare dall’inconscio: le prime immagini che visualizzavo erano abbastanza cupe, per cui ho cercato di reagire, attraverso una stratificazione del testo che mi ha portato a innestare nuove immagine sulle prime che mi presentavano, risagomando mano mano i versi sulla mia biografia emotiva, cangiante come l’oracolo di cui si parla nel brano. E viene chiamato in gioco ancora una volta il rapporto tra l’ arte e la vita: accade così che l’ arte interagisca con la vita la influenzi a sua volta, dopo averne attinto. Ma perché un’ opera abbia un senso forte, tale senso deve allargarsi oltre il valore personale e permettere a chi ne fruisce di specchiarvisi in qualche modo. Così i versi da individuali acquistano nuove valenze. L’io lirico potrebbe essere metafora di chi voglia dedicarsi all’ arte o comunque coltivare il proprio sottraendosi alle influenze esterne: “ho declinato a chi mi offriva lavoro”, “e brucio fiori nelle stanze incantate” sono alcuni tra i versi significativi che illustrano bene l’atteggiamento di rifiuto verso alcune imposizioni sociali. Atteggiamento che però si integra con una lotta mirata a conciliare i proprii sogni con la realtà, cercando spiragli verso il mondo (“tra mura amiche che si schiudono al sogno”). E la donna infatti, oltre che persona vera, potrebbe essere proprio un’ allegoria del senso di realtà. Potrebbe essere la razionalità, quella che ti vuole riportare con i piedi per terra, quella che un pò ti seduce e ti lusinga, ma poi non ti accompagna fino in fondo nel cammino che porta alla realizzazione dei tuoi sogni (un pò come fa la società dello spettacolo): ti segue per un pò del percorso, ti asseconda per un tratto ma poi vorrebbe riportarti a terra: in fondo, a pensarci bene, una triste forma di cinismo e mancanza di coraggio che spesso la gente camuffa col nome di realismo. Ma ogni persona o evento del nostro percorso conserva comunque un suo valore nella nostra evoluzione, per cui la gratitudine rimane sempre il sentimento appropriato: anche gli ostacoli ci aiutano a superare i nostri limiti, fanno parte del percorso. E il percorso non si rinnega.
    (apo)

guida all´ascolto

    sezione in allestimento

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