amore in fiore

immagine di copertina: francesca palmieri
  • amore in fiore

    semplice e bella era lei margherita
    esile e snella di pudore vestita
    fiore discreto delicato e puro
    io la guardavo esitando a parlare
    sognavo di accarezzarle la mano
    e mi chiedevo se mi amasse o meno
    la osservavo conversare con gli altri
    ma non osavo proprio avvicinarmi

    e per timore io non le confessai
    ciò che nel cuore nutrivo per lei
    e preferii un rimpianto a un rimorso
    per quello che coltivai e non colsi

    così pian piano sbiadì il suo sorriso
    e triste in viso lei si seccò
    e i suoi petali restano muti
    e se mi abbia amato io non saprò

    fiore che non sfioro
    fiore che sfiorisce

    ◊ ◊ ◊ ◊ ◊

    poi venne rosa dalle guance incarnate
    fresca odorosa mi toglieva il fiato
    precoce ancora era la sua stagione
    ma inebriato io persi la ragione
    accanto a lei ero trepido e teso
    col sangue che mi accendeva il viso
    del desiderio fui subito schiavo
    così d' impulso le dissi che l' amavo

    lei sorrise alla mia dichiarazione
    così decisi di lanciarmi in azione
    e incurante di potermi ferire
    io mi scagliai senza temere spine

    e sulla bocca andai per baciarla
    ma lei fredda e calma mi allontanò
    così la persi per troppo ardore
    o per meglio dire lei mi piantò

    fiore che sfioro
    fiore che sfiorisce

    ◊ ◊ ◊ ◊ ◊

    e poi un giorno sotto un cielo turchino
    un nuovo fiore apparve nel mio giardino
    iris il nome iridato il suo umore
    forte e mite quieta linfa e candore
    nella sua luce esprimeva appieno
    tutti i colori del mio arcobaleno
    io annusavo la dolcezza nell' aria
    che lei mi offriva nuova e familiare

    e si ascoltava la fragranza sottile
    che sprigionava dalle nostre parole
    lievi e gentili cariche di silenzio
    messaggi alati come pollini al vento

    sbocciò un bacio improvviso e avvolgente
    deciso e suadente che ci rapì
    e ancora baci dal fresco sapore
    maturo l' amore tra noi fiorì

    fiore che sfioro
    fiore che non sfiorisce
    fiore che sfioro
    fiore che fiorisce

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include le 7 tracce in formato MP3 o WAV, il libretto in PDF e il video di “stronza”

include libretto 15,8 x 15,8 in cartone e il cd audio

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introduzione

    È la parabola di un ragazzo e i suoi approcci con l’ altro sesso. Il testo parla di tre donne con nomi di fiori (Margherita, Rosa e Iris) ed è tutto è costellato di metafore floreali. Margherita, figura timida e schiva, dalla bellezza semplice, è la donna dell’ incertezza, del dubbio “m’ ama, non m’ ama”: il protagonista non agisce, non coglie il fiore, il quale avvizzisce. Rosa invece è tutt’ altro carattere: sanguigna e prorompente, con lei, per non commettere lo stesso errore, si lancia ma in modo goffo, da inesperto, per cui viene respinto e …si punge. Dopo questo doppio errore, che rischierebbe di scoraggiarlo, a sorpresa arriva Iris, con cui tutto sembra avvenire senza forzature, con un reciproco ascolto e un’ intesa spontanea.
    Il testo, pur nella sua delicatezza di fondo, è trapuntato di ironia e leggerezza (v. espressioni come “lei si seccò” o “lei mi piantò”). Per quanto a molte persone appaia pieno di sentimento ed emotività, il brano è nato, per così dire, a tavolino… da un gioco combinatorio sulle frasi “fiore che sfioro/non sfioro”, “fiore che sfiorisce/non sfiorisce”. Prima ancora che d’ amore, esso vuole parlare di come ci poniamo di fronte alle occasioni che ci capitano nella vita: il fiore che sfioriamo o non sfioriamo è appunto metafora delle occasioni che cogliamo o che lasciamo non colte. Solo in un secondo momento è venuta l’idea di utilizzare dei nomi di donna che fossero anche nomi di fiore, per cui il brano ha acquisito le caratteristiche di una canzone che parla d’amore. E solo dopo avere elaborato queste situazioni avrò involontariamente riversato nel testo un pò di emotività (vissuta direttamente o osservata) che a chi ascolta pare un elemento così preponderante.
    Contributi al testo e consigli determinanti sono stati forniti da Massimo De Pascale e Lucia Larussa.
    (apo)

     

guida all´ascolto

    Tre donne, tre situazioni diverse: di conseguenza pur mantenendo la stessa struttura metrica e melodico-armonica, le tre parti hanno caratteristiche diverse per quanto riguarda l’arrangiamento e l’interpretazione vocale.

    L’armonia è a quattro voci che sono composte da basso più tricordo.

    In Margherita l’accompagnamento è più scarno, essenziale, come si addice al personaggio, di una bellezza semplice e timida. Le sonorità sono da ballata medioevale, con un liuto sulle mediobasse e un arpeggio (di salterio) che si snoda a cui si sovrappone un flauto che fa da controcanto alla voce, la quale è molto sobria e scarica, con molto sob. Anche il testo in questa parte è caratterizzato da molte cadute di tono volute.

    In Rosa l’accompagnamento si fa decisamente più carico, esagerato, come la prorompenza della donna. Le sonorità flamenche (date dal liuto e dalle nacchere) si abbinano a quelle più barocche (date tra gli altri dal flauto, dal salterio che qui passa a eseguire un controcanto fiorito alla voce). La voce è qui sbilanciata sulle frequenze acute, perde le basse, quasi a sottolineare che il protagonista in questo suo goffo slancio verso la donna mortifica la propria virilità capitolando. E il testo è qui carico di immagini che tendono ai toni eroicomici, in questo sforzo di autoconvincimento verso la conquista della meta.

    E dopo la doppia delusione, sonorità momentaneamente più dimesse finché il miracolo accade: le cose prendono spontaneamente la piega giusta, la musica (che richiama sonorità irlandesi) riprende vita pian piano ma in modo aggraziato, senza gli eccessi che caratterizzavano la parte precedente, la voce è bilanciata, le parole si caricano di magia.

    E il finale, che da minore si apre a sorpresa sulla tonalità maggiore, assume tinte angeliche (con la voce femminile che fa da controcanto alla melodia del violino) e la chitarra che suona gli accordi tagliando l’attacco, dando quindi l’impressione di un’orchestra che sorge dal nulla, a significare questa fioritura che da sotto la terra finalmente emerge alla luce.

    (apo)

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